Con la seconda edizione del Festival del Cinema Veramente Indipendente è arrivato anche il “successo”: vip, giornalisti, gente che non trova posto in sala, figa e così via. Un successo che, va precisato, non ha portato soldi. Non ne abbiamo mai voluti e non è per questo che esiste il nostro festival, totalmente gratuito e aperto a tutti. Ma di sicuro abbiamo avuto una certa visibilità: quotidiani, radio locali, siti. Non ci siamo fatti mancare nulla. La gente si offriva spontaneamente di stampare volantini, di fare da maschera, di scattare fotografie o di occuparsi delle riprese. Ci intervistavano per qualcosa che avevamo pensato e creato dal nulla (o almeno abbiamo creduto che lo facessero per quello).

Eppure quel successo ci ha svuotato di significato, lo ha fatto in maniera subdola, senza che ce ne accorgessimo (cazzoni!). Come nella più classica delle derive esistenziali di un divo teenager, siamo stati abbacinati dall’illusione di avercela fatta. Piccoli Macaulay Culkin sfigati, ci siamo risvegliati bruscamente rendendoci conto quasi subito di aver sbagliato tutto. E abbiamo pagato il prezzo con l’edizione successiva.

Al secondo Cvi Festival 2014 sono stati invitati (e sono venuti), Domenico Procacci, Sidney Sibilia, Edoardo Leo. E il successo sta tutto qua.

Ci siamo chiesti se abbiano o meno compreso e approvato il nostro progetto. Forse no, e forse è colpa nostra. Troppo distratti ad ammirare la nostra ascesa. Una volta saliti sul palco, i nostri vip sono diventati il nostro Festival e tutto ciò che eravamo era sparito. L’assenza di giurie, di competizione, di premi, l’idea rivoluzionaria di dare a tutti una possibilità, la protesta nei confronti di un sistema per nulla democratico, tutto questo non contava più niente. La rassegna aveva perso ogni valore in cambio del favore che ci era stato concesso. Perché in fondo tutto quel casino è stato solo il frutto di un favore che ci ha permesso di avere con noi un produttore di successo, un regista capace e un attore conosciuto.

Quella sera per noi contava solo avere i vip. Ricordiamo di aver indossato una giacca e una cravatta per fare contento chi ci aveva procurato quella gente. Ridicoli: scimmiottare un tipo di festival di fronte al quale ci siamo sempre posti, senza polemica, come alternativa. E pazienza se dietro c’era un lavoro partito da zero, senza troppe pretese se non quella di assecondare un movimento indipendente che, a Roma e in Italia, perde troppo tempo a rincorrere successi su percorsi standard e sempre e comunque istituzionali. Nell’attesa della prossima selezione di Venezia, di Cannes o anche del più radical evento sconosciuto, ma finanziato da qualche fantastico bando europeo per la cultura e, per questo, in grado di offrire miseri premi di cui qualunque onesto filmmaker con il doppio lavoro potrebbe fare a meno.

Su quell’edizione non c’è molto altro di significativo da dire. A parte il fatto che anche in quell’anno sono arrivati corti molto belli (oltre al solito carico di merda), per i quali vogliamo ringraziare tutti i registi che hanno partecipato, mettendoci la faccia (per questo ringraziamo anche gli autori di film orribili).

No Jury, No Prize, No Selection!

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