La prima edizione è stata senza dubbio la migliore, inaugurando una serie di prassi diventate routine negli anni successivi. Prima di tutto i dibattiti, quello che abbiamo sempre voluto: un confronto aperto tra un regista e il pubblico che ha appena visto il suo lavoro. Poi le critiche, feroci, al limite (scavalcato) della presa per il culo. Un momento esilarante che in realtà nasconde la finalità più alta della rassegna: far emergere il talento dal basso senza per questo consegnare alla mediocrità un principio di uguaglianza.

Speriamo che gli insulti siano serviti agli autori a capire che fare cinema, anche indipendente, non è un gioco e che si possono fare film di qualità con costi irrisori.

A ben guardare il primo Cvi Festival è stato davvero un successo: tanta gente, tanto interesse, e molti bei film. In quel debutto, insomma, c’è il motivo per cui continuiamo ad esistere.

P.s. Di quell’edizione ci piace ricordare la partecipazione di un giovane filmmaker di talento, Hleb Papou. Vogliamo bene a Hleb, non soltanto perché è davvero molto bravo, ma per l’umiltà con cui ha partecipato e per l’affetto che ci ha dimostrato nel corso degli anni con la sua presenza. Il suo secondo corto, anche questo proiettato da noi lo scorso anno, sta avendo ottimi risultati. Gli auguriamo il successo che merita e nel frattempo continueremo a ricordargli che resteremo sempre “il suo primo festival”.

Qui le sue opere:

La Foresta Rossa: il suo primo lavoro, selezionato allo Short film corner di Cannes e vincitore del primo premio al Festival Nazionale di Roma FilmCorto.

Il Legionario (trailer): è il suo lavoro di diploma per il Centro sperimentale di cinematografia.

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